Il Tesoro della Rocca

La terza sala è dedicata al cosiddetto “Tesoro della Rocca”, costituito da cento monete d’oro databili intorno al XV secolo, rinvenute all’interno di un contenitore in ceramica nascosto in una nicchia ricavata nel muro della stalla adiacente l’antica chiesa castellana. Il tesoro, recuperato durante gli scavi archeologici, era ancora nascosto dalle pietre utilizzate per tappare la piccola apertura. Attentamente studiato, racconta oggi la storia, i contatti e le paure della comunità rinascimentale di Scarlino.

Composto da 100 monete, corrisponde probabilmente a un “fiorino di sigillo”, uno
strumento di garanzia da parte dell’autorità emittente utilizzato a partire dalla fine del XIII
secolo per garantire le transazioni commerciali. Con lo sviluppo delle attività economiche
e finanziarie a livello europeo, infatti, in un sistema monetario legato strettamente al
valore intrinseco del metallo con cui la moneta era battuta, il problema della falsificazione
o della “tosatura” delle monete era reale e diffuso.

Con la diffusione delle “lettere di cambio”, più pratiche e sicure, l’uso del “fiorino di
sigillo” scomparse intorno alla metà del Quattrocento.

Le monete rinvenute offrono un quadro numismatico estremamente ricco, con esemplari
riconducibili a otto diverse zecche: in percentuali differenti sono rappresentate la Zecca di
Siena, di Genova, di Bologna, di Ungheria, di Firenze, di Roma e di Milano.

Tra queste, gli studiosi hanno riconosciuto come significativa la totale assenza di esemplari monetali riferibili al Regno di Napoli, monete piuttosto diffuse in quel tempo e riferibili ad un’autorità con cui gli Appiani stabiliranno alleanze dalla metà del Quattrocento, addirittura acquisendo il diritto di associare al proprio cognome quello degli Aragona. Questo dato può forse aiutare a definire il momento storico in cui il tesoro fu nascosto: l’assenza di zecche napoletane, infatti, potrebbe essere collegata alle tensioni politiche con Alfonso d’Aragona e al suo tentativo del 1447 di conquistare Piombino. Forse, proprio l’avvicinarsi delle truppe di Re Alfonso diffuse quella paura che portò a mettere al sicuro le monete nel nascondiglio. L’epidemia che subito dopo colpì la Toscana può essere invece la causa che impedì il recupero del tesoretto, facendone perdere la memoria.

Le monete del Tesoro

29 fiorini
Zecca di Firenze
24 sanesi
Zecca di Siena
21 ducati
Zecca di Venezia
15 ducati
Zecca di Roma
4 ducati
Zecca di Milano
3 genovini
Zecca di Genova
1 ducato
Zecca di Bologna
3 ducati
Zecca di Ungheria

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